giacomo

Amici

1

vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno notato.
quelli che mi hanno conosciuto senza possedermi.
quelli che mi hanno scrutato,
che è osservare per scoprire,
ma senza voler catturare nient’altro che un’immagine,
qualche frammento.

2

non c’è grazia più grande degli occhi di chi ama.
nulla mi può rinchiudere, imprigionare o comandare
finché saprò di avere dei compagni.

così, quando arriverà l’ora del mio giudizio, saranno loro a offrire testimonianza che io qualche foglia l’ho spostata in questa valle.
a volte sono stato vento,
a volte sono stato roccia,
a volte fiume in piena
e a volte un rivolo acerbo.
ma su questa terra sono esistito e ho portato doni e dolori.

e in tutto questo sono stato graziato
dell’averlo fatto sotto lo sguardo di coloro che mi hanno scoperto.
coloro che hanno visto e non si sono voltati.

3

vorrei stringervi tutti in un abbraccio, ma non ho ancora le mani per cogliervi o la voce per chiamarvi. ho solo un’anima oltre ogni modo bisognosa di vedersi e vedervi ballare.

non ho altro che questo e una voglia matta di sorridere.
aiuto!

4

non mi tiene più nemmeno, ormai, la pelle.

non che le mie ossa, i tendini o gli organi lo abbiano mai chiesto
di venire concentrati in un unico punto di questo pianeta.

fosse per me, mi dispargerei lungo i cinque oceani e le otto montagne.
mi srotolerei sulle grandi pianure dell'america settentrionale

mi espirerei nei pollini in primavera.
mi avviterei come il glicine ai tralicci in campagna
e una volta lì,
    starei in pace.

senza fretta di andare o venire
o cambiare qualcosa nel mentre.
in pace.

e forse piangerei un poco.

perché non sono lacrime sprecate
quelle di un divenire che si ricongiunge
a ciò che è sempre stato.

5

nel mio pomeriggio ho sostato
a lungo
in attesa,
impaziente.

mi dicevano che non avevo bisogno di dimostrare nulla.
ma io fuggivo ogni inizio tanto quanto
evitavo la fine.
conoscevo poco e nemmeno questo.

ma ho avuto da voi
nient’altro che fiori
e la luce per accudirli.