L'inconveniente di essere vivi
"Abbiamo confuso l'utilità con l'anestesia."
Penso che la grande tentazione dei social media (instagram più di tutti) fosse il fatto di offrire un senso di collegamento, un senso di contatto con le altre persone. Il fatto di poterle vedere in ogni momento e in qualsiasi situazione crea un senso di vicinanza e di presenza. Il contrario è, effettivamente, l'assenza di questi canali che può amplificare una certa solitudine percepita soprattutto se uno è abituato ad averceli.
Il dubbio per me rimane sull'utilità di questa finestra onnipresente sulla "vita" degli altri.1 Al di là di tutti i discorsi sul merito di questi strumenti, sui metodi di utilizzo di essi o sul modo in cui vengono usati da chi per primo li vende... mi interessa soprattutto capire se siano effettivamente utili.
Non trovo per nulla illuminante, almeno per me, il fatto di reiterare che i social media danno dipendenza, che tolgono tempo alle giornate, che diminuiscono la nostra capacità di prestare attenzione, eccetera eccetera.
Possono essere anche discorsi veri (anzi, molti li condivido), ma in genere penso che la domanda più urgente sia: tutto ciò mi è utile? Ma davvero, realmente utile?
C'è davvero utilità nel vedere 24/7 cosa succede nella vita di un'altra persona?
Sia chiaro che io sono il primo a pormi queste domande perchè a lungo, fino poco fa, mi riempivo la vita di social e forse squilibrio mi ha portato a rifiutarli. In questi casi, credo sia davvero necessario essere un po' spietati (non troppo) quando si tratta del proprio tempo e delle proprie abitudini.
Ho da poco letto un articolo molto interessante che sostiene che la tendenza della società di oggi sia di rimuovere gli inconvenienti, le cose fastidiose mediante l'uso della tecnologia.
Reading is boring; talking is awkward; moving is tiring; leaving the house is daunting. Thinking is hard. [...] Once we’ve adopted the habit of escape, the act of returning to unmediated existence feels insufferable.
Cito questo articolo2 di Kathryn Jezer-Morton perchè credo che sia allineato con il discorso dei social media. Ritornando sull'utilità di questi, credo che la risposta che danno sia quella di rimuovere l'inconveniente di:
- sentirsi soli
- sentirsi persi
Lo scoglio umano della solitudine penso esista dagli albori, anzi credo si sia formato proprio all'inizio dell'umanità (se non prima), quando per rimanere in vita non c'era altro modo se non quello di fare gruppo con altri simili e difendersi a vicenda.3
Ma la solitudine non è un pericolo di morte oggi, è un disagio psicologico. I social non ci salvano dai leoni, ci salvano dal dover stare seduti in silenzio con i nostri pensieri per 5 minuti mentre aspettiamo il bus. È questa la loro "utilità".
Ora che le nostre vite si sono fatte veloci, dinamiche e soprattutto incerte, i social ci offrono un punto di riferimento e una sosta temporanea dalle incertezze, dai dubbi e dalle decisioni continue che dobbiamo prendere ogni secondo della nostra vita.
Oggi possiamo potenzialmente diventare qualsiasi versione di noi ci piaccia pensare, possiamo viaggiare un qualsiasi posto della terra, possiamo contattare quasi qualsiasi essere umano.
Oggi possiamo scegliere il tipo di educazione riceveranno i nostri figli, quali sport iniziare (magari anche più di uno), possiamo vestirci con svariate quantità di tessuti/pelli/materiali e svariate possibilità di stile, etc etc...
La situazione è un po' come in quell' esperimento di Menlo Park, in cui i ricercatori allestirono banchi con vasetti di marmellata. Il primo banco offriva 24 varietà di marmellate. Il secondo, solo 6. L'esperimento misurava due variabili cruciali: quante persone si fermavano ad assaggiare e quante effettivamente acquistavano. Per tagliare corto, il banco con 6 marmellate vendette di più dell'altro con 24.
Sui social magari non sceglieremo cosa comprare, ma abbiamo la possibilità di scegliere chi essere e questa è una tentazione molto luccicante per chi non sa davvero con chiarezza la risposta alla domanda chi sono? (spoiler: chiunque)
E' rasserenante pensare di poter reinventarsi in un mondo virtuale con la sola fatica di editare qualche foto selezionata a puntino. Chi non ha mai la tentazione di postare per dimostrare che le cose andavano tutte bene?
Scegliere una vita già collaudata da un altro è il massimo della comodità. Ma qui sta l'inganno. Pensiamo che un pomeriggio di solitudine o l'incertezza sul futuro siano 'sofferenze' da eliminare con un refresh, quando in realtà sono attriti necessari e vanno esplorati, perchè ci rivelano informazioni preziose su di noi. Informazioni che, magari, all'inizio, potrebbero non piacerci, ma comunque essenziali per conoscerci meglio.
Se ogni volta che questi fastidi li mettiamo a tacere, non ci metteremo mai in discussione e non inizieremo mai a cercare un'alternativa/soluzione che sentiamo davvero nostra.
Forse quindi l’utilità dei social è quella di rimuovere l’attrito del vivere, la noia della solitudine, l’ansia della scelta, il peso del sentirsi persi... e apparentemente in questo riescono bene. Ma essere "utili" non significa necessariamente renderci migliori; a volte significa solo renderci più spettatori di un esistere sempre meno nostro e sempre più lontano da noi. Allora dobbiamo chiederci cosa resta di noi quando la strada diventa tutta liscia.
Perché, alla fine, l'obiettivo non è mai stata la comodità, ma una vita ricca di colori e sfumature. Non una felicità liscia e senza attriti, ma una soddisfazione guadagnata proprio attraverso quegli stessi 'inconvenienti'
Non realmente vita degli altri, ma più una selezione di frammenti curati apposta per le persone che si scorgono verso i profili/reels/etc.. altrui↩
Se ci pensiamo, l'essere umano ai tempi non era particolarmente minaccioso... no artigli, no zanne, corpo debole e poco atletico rispetto ad altri animali↩